Racconto Fantasy – La Stanza

Ho scritto questo breve racconto di genere fantasy per il contest indetto da Wired e pubblicato su Pennematte, dove potrete votarlo cliccando su “Capolavoro” [Ndr. Modestamente]. Ecco qua il testo :

 

Ho appena richiuso la porta dietro le mie spalle. Le statue guardiane, pronte a difendere l’antro segreto della strega, si sono fermate. Sono solo. Dall’altra parte i miei compagni mi chiamano a gran voce ma non suscitano la mia attenzione. Il luogo è una stanza ben arredata, illuminata da globi magici verdastri. Ci sono leggii, scrigni, armadi e librerie. Rimetto la chiave nella mia scarsella, al sicuro. Qualcuno sul fondo della stanza si sposta. E’ rapido, si muove di fretta. Mi volta le spalle, non riesco a vederlo in volto. Si avvicina alla parete sulla quale è comparso un disco luminoso, cangiante. L’uomo indossa una lunga tunica nera di broccato e ha una cintura dorata in vita. E’ Andrinor! Ha tra le braccia incartamenti, libri, sacche piene di roba. Tiene tutto stretto a se al petto. Quel disgustono essere riprovevole ci ha ingannato dicendoci che se ne sarebbe andato al tempio di Qelmas! Fingeva di aiutarci e poi sta depredando l’antro di quella che doveva essere la sua acerrima nemica. Ci ha portato dentro questa trappola solo per sfruttarci come carne da macello. Incocco la freccia, veloce come il pensiero, e la punto alla sua nuca mentre lui varca il passaggio luminoso. Il proiettile parte velocissimo conficcandosi nella schiena dell’odioso mago e sparendo insieme a lui nel disco di luce. Un attimo dopo anche quest’ultima magia si dissolve, lasciandomi solo in una stanza spettrale. Corro verso la parete ma adesso è semplicemente nuda roccia e muffa, come normalmente dovrebbe essere. Trafelato maledico Andrinor e corro in giro per la stanza. Scrigni, leggii, librerie, tutto vuoto!

Batto con forza un pugno sul muro per farmi male. Il dolore toglie i pensieri, almeno i più superficiali.

Mi avvicino alla porta per aprirla ma la maniglia gira a vuoto. Provo ancora. Non accade niente. Inserisco la chiave ma sembra non funzionare. Come è possibile! Chiamo i miei compagni dall’altra parte, urlando e battendo sul legno.

Faira! Ulmond! Greg!

Nessuno risponde. Tutto è avvolto da un’innaturale silenzio.

Mi sono svegliato dopo un sonno agitato. Non so quanto tempo sia passato ma non credo molto. Mi sento affamato e dallo zaino prendo gallette e carne secca e trangugio il cibo senza sentirne il sapore. Il silenzio in cui sono avvolto è opprimente. Tutto nella stanza è immutato. Mi alzo e faccio alcuni passi per sgranchirmi le gambe. I miei piedi quasi non fanno rumore, sono stanco e ho addosso un peso incolmabile. La solitudine è sempre stata il mio problema, fin da quando ho perso mia sorella, quella che era l’unica traccia vivente del mio passato perduto ormai molto tempo fa. Ho tenuto tutto dentro da allora, chiuso e sigillato come sono io adesso in questa stanza.

Mi avvicino alla porta e provo ad aprirla, disinteressatamente.

Click

La serratura scatta, la maniglia gira e i cardini cigolano. E’ aperta. Come è possibile? Chi l’ha aperta? Mi affaccio timidamente dall’altra parte. Il lungo corridoio è deserto. Le statue sono tornate nella loro posizione di eterna attesa, apparentemente eterne e immutabili. L’aria è insopportabilmente ferma e faccio fatica a respirare.

Muovo alcuni timidi passi fuori dalla stanza. Sento il rimbombare lento dei miei stivali che battono sulla pietra antica. Proseguo seguendo il lungo percorso fino ad arrivare alla fine dove una curva ad angolo mi obbliga a scegliere la direzione. Da che parte andare?

“Molock”

Una voce mi chiama? Non sono solo! Improvvisamente rimpiango la pace della stanza sigillata. Prendo rapidamente una freccia e la incocco sull’arco. Entrambi gli oggetti saltano nelle mie mani come se fossero animati di vita propria. Una sagoma scura si avvicina, tiene in mano una timida lanterna e ondeggia come se portasse sulla schiena un carico sovrumano.

“Sono io, non spaventarti. Sono Andrinor”

Andrinor! Feccia della peggior specie! Tendo l’arco e la corda vibra in maniera minacciosa. Io ti ho ucciso!

“Ti prego, lasciami spiegare. Poi potrai uccidermi se vuoi”

No! Userà le sue arti su di me per soggiogarmi e ridurmi ad una marionetta, se sono fortunato. Le dita cominciano a cedere.

“Dammi una possibilità. Io so di tua sorella”

“Cosa?!? Chi ti ha parlato di lei? Cosa sai? Come sai!”

“Fammi spiegare, ci vorrà pochissimo tempo”

Soggiogato da una forte stanchezza il mio braccio si rilassa e la corda dell’arco smette di tendersi. Andrinor fa alcuni passi avanti. Adesso posso vederlo. E’ vestito di stracci, invecchiato di molti anni, logoro e ferito. Sembra solo l’ombra del mago che era un tempo. Ha con se un sacco di stoffa grigia che tiene con la mano libera.

“So come distruggere la strega ma abbiamo poco tempo. I sacerdoti di Qelmas mi hanno dato un oggetto incantato, una reliquia molto potente che custodiscono da secoli nel loro tempio”

Non mi fido ancora ma il volto di mia sorella ondeggia davanti ai miei occhi sorridendo come quando era felice.

“Dimmi cosa c’entra mia sorella con tutto questo”

“Non abbiamo molto tempo. Fidati un’ultima volta di me. Ho dato tutto quello che sono per avere quest’ultima possibilità di sconfiggere la maledizione che quella fattucchiera ci ha gettato addosso. Ho bisogno però di te che sei ancora in forze perchè questa possibilità non vada sprecata”

Non so cosa fare. Nessuno sa di mia sorella. Solo io posso averglielo detto. Ma quando?

“Parla”

“I sacerdoti mi hanno dato questa clessidra. Serve per varcare il velo del tempo. Devi usarla per tornare al momento giusto e recuperare i documenti segreti della strega. Non possiamo indugiare molto però. Questo è un oggetto sacro a Qelmas e se lo tratteniamo troppo fuori dai confini del tempio dove è rimasto custodito da sempre perderà irrimediabilmente i suoi poteri”

Sembra sincero. Non è più il mago di una volta, del suo vecchio potere adesso è rimasta solo l’ombra.

“Perché non la usi tu?”

“Perché se lo facessi perderei le ultime mie forze. Mi rimarrebbero solo pochi attimi di vita e non potrei portare a compimento questa opera. Devi farlo tu”

“E sia, purché questa storia finisca”

“Tieni. Girala tre volte ed essa ti porterà dove devi andare. Ti dono anche quello che è contenuto dentro questa sacca. Promettimi solo che lo userai se la tua vita fosse in pericolo”

“Cos’è?”

“Una difesa molto potente. Ma non aprirlo finché non ne avrai veramente bisogno. Devi promettermelo”

“E sia, vecchio mago rimbambito. Sappi che se mi hai ingannato tornerò a prendere la tua testa. E appena tutto sarà compiuto finirai di raccontarmi questa storia e di come tu sappia quello che a tutti gli effetti era un mio segreto personale”

“Capirai tutto, non ti preoccupare. E capirai anche che era la cosa giusta. Ricorda che la stanza alla fine del corridoio è il posto dove devi andare. E’ fondamentale che nessuno ti veda”

Prendo il sacco e la clessidra dopo aver guardato negli occhi il mago. Mi fa pena e di un uomo che suscita solo questo sentimento non posso non fidarmi.

Giro tre volte l’oggetto nelle mie mani e tutto inizia a vorticare come se io stesso fossi un granello di sabbia dentro la clessidra.

Pochi attimi dopo tutto è di nuovo fermo e silenzioso. In lontananza sento delle voci ovattate e dei rumori di lotta. Senza indugiare ritorno sui miei passi e mi dirigo verso la stanza. Sento che mi mancano le forze, come se avessi fatto una lunga, estenuante corsa. Le statue mi guardano con i loro occhi vacui, perfetti e inquietanti sorveglianti senza tempo.

Infilo la chiave nella toppa prima che si accorgano di me ed entro, rapido. E’ successa una diavoleria! La stanza è ricolma di libri e scritti e gli scrigni sono ancora chiusi. Inizio a raccogliere i documenti infilandoli nello zaino. Depredo le librerie e svuoto i legii poi mi dirigo verso gli scrigni. I rumori da fuori si fanno più vicini. Velocemente li apro. Piccoli oggetti e altri testi magici riposano placidamente al loro interno. L’aria si fa eccessivamente pesante. Sento una mano invisibile che mi serra la gola, soffocandomi. Non riesco a toglierla, il sangue mi pulsa nelle tempie.

Maledetta strega, le sue protezioni magiche sono ancora attive! Barcollo quasi allo stremo delle forze quando dalla mano mi cade il sacco donatomi da Andrinor. Frettolosamente lo svuoto. Dentro c’è quello che sembra un pezzo di stoffa nera molto pregiata e una corda dorata. Con le ultime forze e la vista annebbiata dispiego il panno. E’ una veste. Cerco di indossarla goffamente e mi lego la corda in vita. Sto per svenire ma un potente lampo di luce scura si dirama dall’abito magico che ho indossato e la morsa alla gola svanisce. La clessidra comincia a riattivarsi, sento i granelli che si rimettono in moto sotto il gioco del potente incantesimo che li governa. Un disco luminoso appare sulla parete della stanza mentre qualcuno si trova dall’altro lato della porta e sta cercando di entrare.

Tutto adesso mi è chiaro. Afferro gli ultimi oggetti dagli scrigni e mi getto nella porta di luce quando una fitta terribile mi colpisce alla schiena. Cado dall’altra parte spargendo a terra tutto il bottino e vedo davanti a me dei calzari. Il sangue caldo mi inonda la schiena togliendo rapidamente gli ultimi minuti della mia vita. L’uomo mi volta. E’ Andrinor, di nuovo giovane, di nuovo vestito con la sua pomposa tunica nera, la mia tunica nera. Mi osserva con lo sguardo sprezzante di un tempo, pieno però di compassione questa volta. Prendo dalla scarsella la chiave della stanza e la porgo al mago insieme alla clessidra.

“Portami da lei, da mia sorella. E’ il mio ultimo desiderio”

“E sia”

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