Creatori di GDR a confronto… Intervista a Fabio Lupetti

Fabio_Lupetti

Terza puntata della rubrica “Creatori di GDR a confronto”. Oggi intervistiamo Fabio Lupetti, giovate autore pratese che sta lavorando sodo per creare il suo The Way.  Ecco le dieci fatidiche domande per conoscerlo meglio :

 

Chi è Fabio Lupetti?
Fabio Lupetti è un (ancora per un po’) neolaureato che nel (molto) tempo libero fa cose normali, come stare con la ragazza, stare al computer, uscire. E poi scrive, parla e pensa al suo gioco, forse the_way_1troppo spesso. Sono sicuro di risultare noioso a molti per questa cosa, ma sfortunatamente è più forte di me. Forse è perché ancora non ho avuto le risposte che attendo da un po’. Speriamo che quest’anno sia la volta buona. Richiedimelo l’anno prossimo: magari così vediamo se è cambiato qualcosa. Magari riuscirò ad alleggerirmi di tanti dubbi e perplessità sulla mia vita e i miei progetti e potrò darti una risposta più serena.

 

Cosa ti piace del gioco di ruolo?
Adoro creare personaggi, e poi interpretarli. Il setting, invece, solitamente non mi importa molto: basta che mi dia la possibilità di sfruttare tutta la mia fantasia nel creare personaggi assurdi e stravaganti. Mi piace vedere le reazioni degli altri giocatori al tavolo quando agisco in determinati modi come personaggio. Sono un po’ egocentrico, lo so.

 

Cosa proprio non sopporti?
Se si parla di giochi, direi il non giocare, mentre chiunque altro lo fa. Per questo odio fare il master, odio stare a casa da solo se so qualcuno dei miei amici, da qualche parte, gioca, odio fare le fiere con lo stand (anche se sono necessarie ed utilissime). Però mi sono impelagato in questa storia di The Way. Direi che lo sforzo alla fine lo faccio ben volentieri. Almeno si conosce gente davvero squisita.
Se i giochi non c’entrano niente, odio la frutta acquosa quando sgocciola, tipo le susine troppo mature. Odio sbrodolarmi, ma soprattutto odio le mani appiccicose di acqua e zucchero. Ecco, con le mani sporche non riesco proprio a starci.
Quale è il gdr che più ti appassiona?
Mi riservo di rispondere a questa domanda tra un po’ di tempo, quando avrò provato qualcosa di più. Ora come ora non riesco a giocare a niente, ma solo a scrivere e creare. Mi verrebbe quindi da dire The Way, ma anche l’altro progetto mi da una carica incredibile. Si. Ho ancora una visione piuttosto ristretta del mondo dei giochi di ruolo. Chiedo venia e prometto che alla prossima intervista saprò dire qualcosa di più interessante!

 

Parlaci delle tue opere :perché le scrivi, cosa ti ispira, cosa vorresti ottenere nel giocatore che le prova
Inizialmente ho scritto The Way, che non si chiamava così ai tempi, perché volevo giocare di ruolo l’ambientazione di One Piece. Poi il tutto è cambiato perché il sistema mi convincesse di più e the_wayfosse più mio, e poi si è evoluto nuovamente in contemporanea coi test che ho compiuto. Mi piace pensare che, nella concezione che io e The Way abbiamo del gioco di ruolo, siamo cresciuti insieme (io come percezione del “ruolare”, e The Way nella sua rappresentazione e la regolamentazione). Ciò che vorrei veicolare attraverso The Way è una specie di “visione” diversa e, forse più matura, del gioco di ruolo: il gdr è un tipo di gioco infingardo, perché non ci si può affidare esclusivamente alle regole tecniche. Se non c’è colore in ciò che fai, ciò che dici, ciò che racconti attraverso il tuo personaggio, ciò che ne risulterà sarà una bozza di una scena, con “stick men” che compiono movimenti standard. Il gioco di ruolo, a mio avviso, non può prescindere da un intento creativo, forse un po’ artistico, di chi lo fa. Vedere chi non lo ha mi da’ la carica per cercare di diffondere un atteggiamento di fusione più profonda con la storia, l’ambientazione e il personaggio, piuttosto che con le regole (che per carità, devono esserci, altrimenti è anarchia, ma non devono sbiadire il colore verso un piattissimo bianco e nero).

 

Era una notte buia e tempestosa quando Fabio…
… accese, ancora, il computer. Niente da fare: Togashi ancora non si era rimesso in pari. Vabbé, ormai si era fatto il callo alla sua inguaribile pigrizia. Magari è seriamente malato, per carità. Ma Fabio per certo non lo poteva sapere. Troppo distante. Allora aprì la cartella del gioco. Scorse un po’ i file. Niente. Niente da fare, o niente voglia. Forse un po’ tutte e due, unite in una miscela confusa e cangiante. Il senso del dovere, tuttavia, lo teneva incollato allo schermo, la tastiera appoggiata in verticale sul ventre, in un limbo sospeso nel tempo tra le pulsioni della mente e dell’anima. In un attimo, erano già le due, e gli occhi stentavano a restare aperti senza che fosse andato avanti di un solo carattere. Inutile tenere aperto il laptop, se si chiudono perfino le palpebre. Mise via tutto. Stava per appisolarsi quando, giusto un attimo, si girò e sorrise. E poi fu una buonanotte.

 

Quando hai scoperto di essere un giocatore di ruolo?
Alle elementari ho interpretato, al posto di un ragazzino che era assente, un mezz’elfo ranger, credo in D&D. Poi ci fu una lunga pausa (anche se ho rimembranze di un gioco di carte usato come gioco di ruolo da mio cugino, forse il primo game designer che abbia mai conosciuto!) e ci rigiocai alle medie.
Ma è stato poi alle superiori, tipo in seconda, che ho iniziato a giocare (all’epico “stanzone”) ad un livello più eccitante ed avvincente. Lì ho capito che nessun altro tipo di gioco ti può dare le stesse emozioni di quelle che tu provi autenticamente sulla tua pelle, nel momento in cui lo impersoni con la voce e i gesti e ne vivi in prima persona le tensioni, le ansie, le paure e le avventure, le delusioni, le gioie.

 

Quale opera di fiction (letteraria, cinematografica, grafica, videoludica) ti ha ispirato di più e perché?
Mi piacerebbe poter dire Sandman o Nessundove. Adoro Neil Gaiman, e forse un po’ sono stato influenzato anche da lui, per via dei suoi personaggi un po’ “fuori contesto”. Ma voglio essere sincero. Banale e mainstream, forse, ma sincero, perché Eichiiro Oda se lo merita. I miei personaggi, le mie pazzie, le mie idee folli nel creare mostri e ambientazioni vengono a mani basse da One Piece. Poi dipende: solitamente se mi vengono in mente possibili racconti che potrei scrivere, mi balenano per la testa idee di storie più in stile gaimaniano, dove i conflitti non si vedono, ma stanno soprattutto nelle parole e negli sguardi (vedi Sandman, dove non c’è mai uno scontro con uso di poteri vari, bensì più scambi di minacce). Per un personaggio di Sine Requie presi spunto un po’ da Hunter x Hunter di Togashi (per la creazione dei poteri occulti: ai tempi li potevi creare tu) e un po’ da romanzi occulto gotici. Boh insomma diciamo che in generale vedo cosa mi viene proposto. Ma la follia di Eichiiro Oda prima o poi spunta sempre. Grazie Oda-sensei.

 

the_way_2Cosa dobbiamo aspettarci nel futuro da Fabio Lupetti?
Spero di poter dire che The Way e anche il prossimo progetto (di cui non svelo niente) possano avere successo. Ma non credo sia così facile in un ambiente come il nostro. In Italia la produzione di giochi è spropositata. Difficile brillare. Però ecco, mi basterebbe poter pensare di aver fatto un lavoro quantomeno apprezzabile. Ora sto cercando di impegnarmi a fondo affinché succeda, e sono disposto a dare anche di più. Speriamo che questo, insieme alle idee, possano portare a risultati quantomeno soddisfacenti. Per il resto, direi una giovane famiglia, tre figli, una vita dignitosa. Mi accontento di poco, anche se farò di tutto per ottenere anche questo. Ma sui progetti, ah no, lì non si scherza. Per quelli devo e voglio pedalare, perlomeno al momento.

 

Cosa vorresti vedere nel futuro del Gioco di Ruolo italiano?
Più soddisfazione per autori che si fanno il culo (anche più di me) per avere un po’ di riscontro. Mica farsi la vita da ricchi col progetto, per carità di Dio. Però quantomeno che l’impegno fosse ripagato. Ci sono un sacco di idee fighe in Italia che restano sui social e sulla rete, e invece sono così interessanti. Ma questo è un problema che dovrebbe aiutarci a risolvere chi potrebbe giocare. Il gioco di ruolo è un’esperienza fantastica e a mio avviso incomparabile, e scommetto che se si riuscisse a fare più diffusione orizzontale sul bacino di possibili giocatori il mondo ludico potrebbe cambiare. Tutto sta a fare didattica. Si torna sempre lì: la didattica. Se una cosa non è conosciuta, non la si può apprezzare. Io credo che in tutta la società di oggi manchi proprio questo sentimento pedagogico diffuso, che spinge anche i sistemi mediatici a non avere cura della cultura delle persone in funzione della creazione di un restringimento dei confini della mente. Mi chiedo perché venga fatto, ma forse è semplicemente perché da’ più sicurezza mantenere uno status quo.
Io non desidero mantenerlo, e mi impegnerò per scardinarne le fondamenta. Spero che in un futuro le persone siano si più informate, ma anche più coraggiose e ardite, e che decidano di mettersi al tavolo con dadi, fogli di carta o qualsiasi altra cosa o anche niente. Insomma, tutto ciò che serve per giocare di più, e insieme, con la propria fantasia e quella degli altri, a formare quella cosa bellissima e magica che è la fantasia diffusa e comune, la fantasia che scaturisce la sera che ci si trova per giocare di ruolo.

 

Fabio è un autore vulcanico e sta concentrando su The Way molte delle sue risorse ludiche. Vi invito quindi a visitare il suo blog dove potrete rimanere aggiornati sui progressi del suo gioco emergente.

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