Creatori di GDR a confronto… Intervista ad Edoardo Dalla Via

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Sesta puntata per il nostro confronto tra autori di giochi di ruolo italiani. E’ la volta di Edoardo Dalla Via, giovane autore di origini padovane ma residente a Firenze, che ha prodotto Enascentia, una delle ambientazioni più eleganti e fantasiose per il gioco di ruolo Savage Worlds, vincitore del contest Gioco di Ruolo dell’anno 2014. Andiamo a conoscerlo :

 

Chi è Edoardo Dalla Via?
Un introverso, acromatico e intollerante a buona parte degli alimenti e delle bevande che gli potrebbero rallegrare la giornata (inclusa la birra! Uff). Praticamente lo stesso biglietto da visita di Tony Stark, no?
Appassionato del mondo ludico a 360°: dai giochi di carte, a quelli di ruolo, dai videogiochi ai giochi da tavolo. Ho avuto modo di osservare molti aspetti dell’ambiente da prospettive diverse, avendo lavorato per molte aziende note nel settore come Upper Deck, Magic Market e 25Edition, prima e dopo la fusione. E ora eccomi qua, a scarabocchiare manuali, libri e da quest’anno anche giochi di carte.

Cosa ti piace del gioco di ruolo?
Direi ogni singolo aspetto. Prediligo innanzitutto il “ruolo”, a mio parere la componente principale di qualsiasi sessione, capace di mettere in ombra ogni sistema di regole o statistica di combattimento. Apprezzo però anche il “gioco”, e quindi tutti quei tecnicismi che ti portano a decretare il successo o meno di un’azione, anche se spesse volte è più una discussione che intraprendiamo al di fuori del tavolo, perché attorno ad esso siamo troppo presi a interagire, tesseEnascentia_02re trame e interpretare ruoli. Non disdegno nemmeno il “di”, abbiamo fatto intere sessioni di (&) “di”. Ba dum, tss!

 

Cosa proprio non sopporti?
Disegnare mappe e inventare i nomi! Non prediligo nemmeno l’uso di miniature o plance da gioco, cosa che ci conduce talvolta al primo punto, ossia disegnare uno specifico ambiente di gioco quando risulta difficile orientarsi solo a parole. E i nomi, quanto odio i nomi! I personaggi principali chiaramente ne hanno sempre uno, ma se i giocatori sono in un ambiente vagamente abitato diventa drammatico, anche perché hanno l’abitudine di chiederlo SEMPRE.
“Come si chiama il tizio che gioca a carte”
“Tizio”
“E di cognome?” “Chegiocaacarte. Ti siedi al tavolo o no?”

Quale è il gdr che più ti appassiona?
Attualmente non saprei risponderti. Gioco abitualmente a Savage Worlds e occasionalmente a un po’ di tutto. Se dovessi indicartene uno che, storicamente, mi ha appassionato di più in passato, allora non avrei dubbi: D&D, in tutte le sue edizioni, quarta esclusa. Ora cerco di assaggiare da ogni piatto e raramente rimango deluso dal sapore. Motivo per cui mi ritrovo spesso a giocare a Savage Worlds: pur lasciando in tavola sempre le stesse posate, le portate possono cambiare di gusto ogni volta, con semplicità.

Parlaci delle tue opere: perché le scrivi, cosa ti ispira, cosa vorresti ottenere nel giocatore che le prova
La risposta più banale è spesso la più sincera: scrivo perché mi piace farlo. Qualche pazzo ogni tanto si ostina a dire che lo faccio anche discretamente, ma non ascoltate i pazzi o rischiate di essere trascinati nella loro follia. A livello di ispirazione sono sostanzialmente una spugna, assorbo un po’ da tutto, in qualsiasi contesto: quando qualcosa mi colpisce tendo ad annotarmela. Oggi, per esempio, mi son segnato lo spigolo del tavolo. Fa un male boia. Mi piacerebbe ispirare i giocatori che mi leggono. La soddisfazione più grande è quando mi raccontano le avventure nate dalle basi che ho gettato, e personalizzate dalla mente del master o giocatore di turno. Finire negli appunti di qualcun altro, ecco cosa vorrei. E no, non ho intenzione di picchiare nessuno.

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Era una notte buia e tempestosa quando Edoardo…
…si concesse un sorso d’amaro. Nessuna busta di carta a coprire la bottiglia, nessuna premura in una notte intenta a danzare un lento con lui e lui soltanto. Dovette lottare l’impulso di abbandonarsi alla parete, in quell’angolo di mondo umido che all’improvviso sembrava essere così accogliente. Eppure sapeva di non poter fermarsi, non più. Ormai era giunto ai confini del noto, dove le certezze lasciano spazio ai timori. Un altro sorso, stavolta più lungo, poi gettò la bottiglia ormai vuota e avanzò con passo deciso, la mano destra tremante, protratta verso la maniglia, e in un attimo d’incoscienza l’aprì. Rimase lì, svuotato di tutto il suo coraggio, immobile sulla soglia dell’Oltre.

Quando hai scoperto di essere un giocatore di ruolo?
Vale rispondere di esserlo da che ne ho memoria? Pensa che alle elementari io e i miei amici giocavamo alla cosa più vicina che ci fosse a un gioco di ruolo, senza nemmeno sapere cosa significasse il termine, cercando di coprire gli schiamazzi degli altri che ci guardavano strano tra una pallonata e l’altra. Poi, alle medie, ho visto la scatola rossa in un negozio di giochi in periferia. Sono rimasto a bocca aperta per una decina di minuti prima di cambiare la mia concezione di gioco per sempre.

Quale opera di fiction (letteraria, cinematografica, grafica, videoludica) ti ha ispirato di più e perché?
Domanda difficile, risposta multipla. In ambito cinematografico The Matrix, diciamo che all’epoca mi ha proprio aperto la mente; probabilmente una buona parte del mio desiderio di creare viene proprio da lì. In ambito videoludico Planescape: Torment, IL videogioco, da sempre in cima alla mia lista per storia e stimoli. Come opera letteraria scelgo invece Gli Inganni di Locke Lamora, capace di destare in me un interesse prima sopito verso un tipo di fantasy più grezzo e diretto.

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Cosa dobbiamo aspettarci nel futuro da Edoardo Dalla Via?
Dovremmo chiederlo a un Kronoss! Ci sono altre pubblicazioni all’orizzonte, e vari progetti che attendono di essere vagliati o messi in atto. Purtroppo per voi, temo che vedrete ancora il mio nome su manuali, libri e, perché no, magari anche giochi di carte e da tavolo.

Cosa vorresti vedere nel futuro del Gioco di Ruolo italiano?
Più autori italiani noti all’estero, successi editoriali che nascono nel nostro paese e vengono accolti a braccia aperte oltralpe e oltreoceano. Questo e una divisione meno netta tra giocatori di ruolo “tradizionali” e “indie”, passatemi i termini. Il panorama attuale tende a spezzarsi in due con decisione. Spero che un domani i nuovi giocatori possano bere da entrambi i calici e gustarsi sia il vino che la birra. Loro che possono, sigh!

Se volete conoscere di più di Edoardo e delle sue opere potete andare a sbirciare sulla pagina facebook di Enascentia o direttamente sul sito di Savage Words Italia. Personalmente auguro tutto il meglio a questo autore nostrano che ha sfornato un’ambientazione per Savage Worlds veramente completa e coinvolgente!

 

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