Creatori di GDR a confronto… Intervista a Tito Leati

Lucca è alle porte e anche questa rubrica sta per volgere al termine. In questa dodicesima puntata intervistiamo Tito Leati coautore, altro personaggio vip del panorama del gdr italiano autore di molte avventure per D&D e Pathfinder e autore di L’Era di Zargo, retroclone dello storico D&D degli anni ’80. Andiamo a conoscerlo :

Chi è Tito Leati?
Beh, è quello che di solito fa il master e si scrive le sue avventure. Da dieci anni all’estero per sbarcare il lunario. Traduttore di videogiochi di giorno, scrittore, disegnatore e filosofo di notte. Insegnante di italiano agli stranieri quando capita. Mistico quando deve dimagrire.

Cosa ti piace del gioco di ruolo?
Durante le partite: la possibilità di immaginare qualcosa insieme, divertendosi e imparando qualcosa su sé stessi e sugli altri, i dadi in mano. Durante la preparazione: l’esercizio creativo e la ricerca della buona idea, la matita in mano.

Cosa proprio non sopporti?
Chi “bara” in un gioco che dovrebbe essere collaborativo. I cosiddetti “rules lawyer”, che con la terza e la quarta edizione di D&D hanno preso il controllo del mondo e risultano non esistere più.

Quale è il gdr che più ti appassiona?
Mi piace Il Richiamo di Cthulhu, l’unico che ho giocato con una certa regolarità da adulto, tenendo poco conto delle regole in verità. Ammiro D&D classico e lo considero una specie di Risiko (o Monopoly) del gdr: pieno di difetti ma da conservare e valorizzare.

Tito_Leati_2Parlaci delle tue opere: perché le scrivi, cosa ti ispira, cosa vorresti ottenere nel giocatore che le prova.
Sono in primis un autore di avventure, giacché ritengo che il “copione” di una sessione di gioco sia più importante di qualsiasi regolamento. Dal 1999 ho scritto quasi esclusivamente in inglese per D&D e Pathfinder. La mia ultima avventura “grossa” è stata Scourge of the Sword Coast (Wizards of the Coast), una delle quattro avventure promozionali per D&D Next prima della release della nuova edizione. In italiano ho appena autopubblicato un “retroclone” di D&D ispirato a un vecchio board game di Marco Donadoni, Zargo’s Lords. Ho scritto questo libro, L’Era di Zargo, per modernizzare il regolamento classico senza stravolgerlo, mantenere viva la memoria ludica degli anni Ottanta e proporre un gdr nel formato che considero il più genuino: il volume unico. Tornando alle avventure, vorrei che chi le gioca si sentisse stimolato intellettualmente e si facesse delle belle risate.

Era una notte buia e tempestosa quando Tito…
… si sedette al tavolo da gioco e cominciò a raccontare: “Era una notte buia e tempestosa…”.

Quando hai scoperto di essere un giocatore di ruolo?
Ufficialmente all’inizio delle scuole superiori, quando un amico mi portò dall’Inghilterra una copia dell’edizione di D&D scritta da Tom Moldvay (quella ricreata con Labyrinth Lord nell’ambito dell’OSR e da me tradotta in italiano nel 2009). In realtà ero un giocatore di ruolo “inconsapevole” già da prima, quando da bambino immaginavo di vivere in un dungeon.

Quale opera di fiction (letteraria, cinematografica, grafica, videoludica) ti ha ispirato di più e perché?
Il fantasy che preferisco è quello di Michael Moorcock, l’autore del ciclo di Elric di Melniboné. Purtroppo oggi la sua popolarità è fortemente penalizzata dall’assenza dagli schermi, benché sia apparso frequentemente nei giochi pen-and-paper diversi anni fa.

Cosa dobbiamo aspettarci nel futuro da Tito Leati?
A luglio 2015 uscirà in inglese un episodio dell’Adventure Path “Giantslayer” (Paizo Publishing), in cui ho finalmente disegnato un castello in aria. In italiano dovrebbe uscire ora a Lucca la traduzione dell’Adventure Path “Jade Regent” (“Il reggente di giada”, Giochi Uniti), di cui ho scritto un episodio nel 2011. Più avanti forse un’avventura per Il Richiamo di Cthulhu (sarebbe la prima) e un adattamento dell’ambientazione di L’Era di Zargo alle regole di Pathfinder.

Cosa vorresti vedere nel futuro del Gioco di Ruolo italiano?
Italiano dici? Un po’ più di roba gratis, tanto non ci si guadagna un… 😉

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