Creatori di GDR a confronto… Intervista a Roberto Grassi

Andiamo oggi a conoscere Roberto Grassi, autore di Levity (che sta per giungere alla sua quarta versione) e di molti altri giochi.

Chi è Roberto Grassi?
Roberto Grassi è (anche) un autore di giochi di ruolo e narrazione. Sono nato a Taranto tanti tanti anni fa e sono sempre stato attratto da ogni forma di gioco. Mi sono avvicinato al gioco di ruolo quando avevo 14 anni e poi di nuovo recentemente quando l’ho riscoperto ed utilizzato per far giocare i miei nipoti. Da questa attività è nato Levity, il gioco che ho pubblicato alcuni anni fa e che ancora oggi supporto.
Cosa ti piace del gioco di ruolo?
Del gioco di ruolo mi piace la possibilità di creare storie immaginarie ma soprattutto di crearle assieme agli altri giocatori. E’ una forma di gioco di narrazione che è sicuramente affascinante e, a mio parere, ancora poco esplorata al meglio.
Roberto_Grassi_Orgoglio_e_PregiudizioCosa proprio non sopporti?
Non sopporto il gioco di ruolo in cui il giocatore muove sempre e solo un personaggio ed in cui sembra di essere dei pupazzi che si muovono in un mondo precostituito gestito da un solo giocatore.
E non sopporto un sottobosco di giocatori ed autori autoreferenziali che si esaltano su aspetti assolutamente insignificanti legati alla fiction trascurando invece il fattore sociale del gioco. La fiction e la narrazione sono un mezzo per rendere più felici le persone e per farci riflettere. Non sono il fine della nostra vita.
Quale è il gdr che più ti appassiona?
A parte il mio, ovviamente… 🙂
Ci sono molti giochi “di scuola moderna” che sono davvero belli e mi ispirano parecchio. Soprattutto giochi di autori connazionali come Jacopo Frigerio (ad esempio Ravendeath) e Davide Losito (molto bello il suo Dawn of a New Tomorrow, ancora non pubblicato), ma anche di tanti altri… Di autori non italiani mi è piaciuto molto “Un penny per i miei pensieri” e poi ci sono “The Pool” e “Polaris” (che ancora non sono riuscito a giocare ma che avrei voluto scrivere… il manuale è meraviglioso)
Parlaci delle tue opere :perché le scrivi, cosa ti ispira, cosa vorresti ottenere nel giocatore che le prova
In ogni gioco che scrivo cerco di sviluppare un tema o una meccanica particolare. Mi piace soprattutto mettere in connessione meccaniche semplici. Credo sia un errore pensare che un bel gioco debba essere dotato di meccaniche complesse. E’ la narrazione che viene creata a dover essere complessa ed accattivante, non il sistema o le meccaniche che vengono utilizzate. Anzi, molto spesso ho notato che più il sistema è farraginoso e complicato, più la fiction tende ad essere semplice, in alcuni casi davvero noiosa… “Ti colpisco!” , “Mancato!” (roll roll) “Ti colpisco!” “Preso!” “Dove?” “Lancia!” (roll roll) “Braccio destro…” Terribile, per me.
L’ispirazione mi viene da molte cose. Film, documentari, fumetti, serie tv, ma anche dai racconti per bambini e dalle fiabe.
Nel giocatore che prova i miei giochi vorrei ispirare la possibilità di fare giochi di narrazione inusuali, con punti di vista diversi dal solito e di scoprire modi di giocare differenti.
Era una notte buia e tempestosa quando Roberto…
Decise di provare a mettere assieme tutto quello che aveva cercato di imparare negli anni precedenti creando Levity.
Quando hai scoperto di essere un giocatore di ruolo?
Quando mio fratello mi regalò la famigerata scatola rossa, nel dicembre di tantissimi anni fa.
Quale opera di fiction (letteraria, cinematografica, grafica, videoludica) ti ha ispirato di più e perché?
Senza dubbio i giochi di interactive fiction e i giochi da tavolo (Cluedo, ad esempio). I videogiochi sono costante fonte di ispirazione. Il più bel gioco che ricordo di aver giocato e che miRoberto_Grassi_II ha dato le sensazioni più profonde è stato Homeworld, della Sierra. Magari un giorno scriverò un gioco…
Cosa dobbiamo aspettarci nel futuro da Roberto Grassi?
Giochi, giochi e giochi. Per bambini, adulti, gruppi, famiglie.
Nient’altro. Dobbiamo trovare il modo di espandere i fruitori di questo genere di giochi e per farlo dobbiamo essere noi autori a trovare la chiave giusta per farli apprezzare. Il gioco di ruolo è di narrazione non è facile, nè da leggere nè da giocare. Bisogna semplificarlo, a costo di perdere alcuni suoi aspetti che lo hanno connotato sino ad ora, come lo schermo del master (assolutamente inutile, per come io concepisco il gioco), le schede dei giocatori, etc…
La mia tendenza recente privilegia una plancia di gioco e nessuna scheda dei personaggi, rendendo il gioco simile ad un boardgame.
Cosa vorresti vedere nel futuro del Gioco di Ruolo italiano?
Vorrei vedere molta più umiltà, consapevolezza che si tratti di un hobby e non di un lavoro e di collaborazione. Troppo spesso vedo continuamente guerre di parrocchie e parrocchiette che non portano a nulla.
E vorrei vedere anche giocatori italiani che seguano con maggiore attenzione il mercato dei giochi italiani che è molto interessante. Non serve avere un nome anglofono per fare dei bei giochi.

 

 

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